
Introduzione
Il caso UFO del 12 gennaio 1975 a North Hudson Park, New Jersey, è uno dei dossier più citati dell’ufologia urbana americana. Alle 2:45 del mattino, a pochi minuti da Manhattan, un imprenditore di 72 anni in rientro a casa osservò un oggetto scuro atterrato su un campo da baseball, con una fila di finestre verticali intensamente illuminate. Dall’oggetto sarebbero scese figure di bassa statura impegnate a prelevare campioni di terreno, per poi risalire a bordo e ripartire verso nord in meno di quattro minuti. L’episodio, avvenuto accanto al grande complesso residenziale Stonehenge, oggi area del James J. Braddock Park, avrebbe generato una serie di testimonianze indipendenti e un’indagine privata durata mesi. La sua forza non risiede in una fotografia, ma nella combinazione di orario preciso, luogo circoscritto, tracce al suolo riscontrate la mattina successiva e un testimone secondario che, senza conoscere il primo, descrisse lo stesso schema luminoso.
La cronologia dell’evento
Ore 2:45. George O’Barski sta guidando a bassa velocità lungo la strada che attraversa North Hudson Park. L’autoradio viene invasa da scariche statiche, il segnale si affievolisce e un ronzio grave, simile al rumore di un frigorifero, inizia a sovrapporsi. Mentre tenta di regolare la manopola, nota alla sua sinistra una luce. A poche decine di metri, un oggetto scuro, rotondo, con finestre verticali brillantemente illuminate procede nella stessa direzione dell’auto.
L’oggetto devia verso il campo da baseball, scende e resta sospeso a pochi piedi dal suolo, proiettando una luce intensa che illumina l’erba circostante. La descrizione raccolta in seguito parla di un diametro di circa 30 piedi, fondo piatto, lati verticali e cupola superiore, altezza massima otto piedi. Intorno, finestre verticali regolarmente distanziate, larghe circa un piede e mezzo, da cui usciva una luce bianca molto forte. Il corpo appare scuro, opaco, privo di insegne, ali o eliche. Nessun fascio di scarico, solo quel ronzio costante.
Un pannello si apre tra due finestre e fuoriesce una scala. In pochi secondi scendono circa dieci figure identiche. Alte circa tre piedi e mezzo, indossano tute chiare intere con cappuccio o casco che oscura i tratti somatici. Ognuna trasporta una borsa e un attrezzo simile a un cucchiaio. Senza esitazione si disperdono, scavano piccole buche nel terreno e ne versano il contenuto nelle borse. Il comportamento appare rapido e coordinato. In meno di quattro minuti risalgono a bordo, la scala rientra, il pannello si chiude e il velivolo si solleva, allontanandosi verso nord, in direzione del lago del parco.
O’Barski si trova a circa 60 piedi nel punto di massima vicinanza. Non scende, non tenta di avvicinarsi ulteriormente. Una volta a casa, pensa che potesse trattarsi di un velivolo sperimentale governativo. La mattina successiva torna sul posto e trova circa quindici piccole buche profonde diversi centimetri, distribuite in modo circoscritto. Nei mesi estivi il custode del parco, per manutenzione, riempirà quelle cavità. Quando Budd Hopkins, Ted Bloecher e Jerry Stoehrer del Mutual UFO Network torneranno a controllare il sito, troveranno solo cerchietti di terra nuda, privi persino di radici d’erba.
La testimonianza chiave arriva dal portiere di notte del complesso Stonehenge, Bill Pawlowski. In quella stessa notte, nelle prime ore del mattino, aveva notato verso il parco una fila orizzontale regolare di dieci-quindici luci molto intense, a circa dieci piedi dal suolo, con una forma scura attorno. Stava telefonando a un inquilino quando avvertì un suono acuto e un crepitio improvviso: la grande vetrata della hall si frantumò vicino ai suoi piedi, con un foro di impatto sul lato esterno e crepe radiali. Alzando lo sguardo, le luci erano scomparse. La polizia, intervenuta poco dopo, rilevò l’ammaccatura sul lato esterno del vetro, senza trovare alcun proiettile.
Conclusione
Il caso di North Hudson Park del 12 gennaio 1975 rimane uno dei più dettagliati tra gli atterraggi con presunti occupanti negli Stati Uniti. Non offre prove definitive, ma mette insieme un racconto ravvicinato di meno di quattro minuti, tracce al suolo verificate il mattino seguente, un testimone secondario indipendente che non conosceva il primo e un danno materiale coincidente con l’ora indicata. Per il giornalismo investigativo applicato ai fenomeni anomali, mostra quanto sia difficile ottenere una catena di custodia perfetta per tracce esili in un parco pubblico, destinate a scomparire con la manutenzione ordinaria, e come una testimonianza raccolta con sobrietà possa resistere per decenni alla prova del tempo.