
Introduzione
La mattina del 15 agosto, alle 11:25, Nicolas Mariana, direttore generale della squadra di baseball Great Falls Electric, si trova al Legion Stadium. Con lui, la segretaria diciannovenne Virginia Raunig. Il campo è vuoto, pronto per l’ispezione prima della partita. Improvvisamente, l’attenzione di Mariana è catturata da un intenso bagliore nel cielo. Non è un aereo convenzionale. Due oggetti brillanti, dalla sagoma circolare e dalla superficie argentea, attraversano il cielo sopra Great Falls. Mariana osserva una dinamica di volo peculiare: i due corpi ruotano sul proprio asse.
La stima di Mariana, per quanto empirica, descrive oggetti di dimensioni ragguardevoli — circa 15 metri di diametro — che si muovono a una velocità stimata tra i 300 e i 600 km/h. Consapevole dell’eccezionalità dell’evento, Mariana richiama l’attenzione della sua segretaria e corre verso la propria auto. Afferra la sua cinepresa 16mm a colori e inizia a filmare. Per venti secondi, la pellicola registra il transito dei due oggetti prima che spariscano alla vista. Nessun suono accompagna il loro volo.
Quella pellicola, 315 fotogrammi muti a colori, diventerà il fulcro di un’indagine protrattasi per decenni, rivelando non solo le difficoltà dell’analisi tecnica dell’epoca, ma anche le complesse — e spesso controverse — procedure di gestione delle informazioni da parte delle autorità militari statunitensi.

La Prima Indagine USAF
La diffusione della notizia avviene rapidamente. Il Great Falls Tribune pubblica un articolo il giorno seguente. Mariana, una volta sviluppata la pellicola, inizia a proiettarla privatamente. È solo a settembre, su suggerimento di un giornalista locale, che l’Aeronautica Militare viene informata.

A ottobre, la macchina investigativa militare si mette in moto. Il capitano dell’USAF John Brynildsen convoca Mariana e Raunig alla Great Falls Air Force Base (oggi Malmstrom AFB). Durante il colloquio emerge un dettaglio cruciale: i testimoni affermano di aver visto due aerei a reazione sfrecciare nel cielo dopo l’avvistamento degli oggetti non identificati. Per Brynildsen, questo elemento fornisce una chiave di lettura immediata: Mariana ha probabilmente filmato, senza rendersene conto, proprio quegli aerei militari.
L’USAF acquisisce la pellicola per inviarla alla base di Wright-Patterson, il centro nevralgico della ricerca aerospaziale militare, dove all’epoca era attivo il “Progetto Grudge” (il predecessore del più noto “Progetto Blue Book”). L’esito delle analisi ufficiali è perentorio: il filmato di Mariana mostra semplicemente i riflessi di due caccia F-94 in volo su Great Falls in quelle ore. La pellicola viene restituita al legittimo proprietario accompagnata da una missiva ufficiale firmata dal tenente colonnello Ray Taylor, in cui si dichiara che “le fotoanalisi non avevano scoperto nulla di identificabile come qualcosa di natura straordinaria”.
Ma Mariana non accetta questa conclusione. La sua obiezione è doppia e fondamentale. In primo luogo, ribadisce di aver distinto chiaramente i jet militari, e di averli visti successivamente al fenomeno filmato. In secondo luogo, formula un’accusa che getterà un’ombra duratura sull’operato dell’USAF: sostiene che la pellicola restituita sia incompleta. Secondo Mariana, mancano i primi 30 fotogrammi, proprio quelli che avrebbero mostrato con inequivocabile chiarezza la natura discoidale e rotante degli oggetti. La replica ufficiale dell’Aeronautica è secca: un solo fotogramma è andato distrutto durante i test di laboratorio. La verità su questo punto rimane, ad oggi, uno degli interrogativi centrali del caso.
L’Era del Blue Book
Nel luglio del 1952, la gestione delle indagini sugli UFO passa al Progetto Blue Book, sotto la direzione del capitano Edward J. Ruppelt. Considerato uno degli ufficiali più aperti e metodici nell’approccio al fenomeno, Ruppelt chiede di poter visionare nuovamente la pellicola. Mariana, memore dell’esperienza precedente, acconsente solo previa garanzia scritta che nessun fotogramma venga asportato o danneggiato.
Le nuove analisi condotte nell’ambito del Blue Book smontano diverse ipotesi convenzionali. Gli oggetti non sono identificabili come uccelli, palloni aerostatici o meteore. Cade anche, in questa fase, la tesi dei riflessi degli aerei a reazione: la luminosità e la regolarità delle immagini impresse sulla pellicola sono giudicate incompatibili con tale spiegazione. Il caso viene ufficialmente rubricato come “non spiegato”.
Tuttavia, questo stato di incertezza ha vita breve. Nel gennaio 1953, si riunisce il “Giurì Robertson” (Robertson Panel), una commissione scientifica istituita su impulso della CIA per valutare i casi più rilevanti raccolti dal Progetto Blue Book e, implicitamente, per ridimensionare l’allarme pubblico legato agli UFO. La commissione ribalta le conclusioni dei ricercatori di Ruppelt, tornando alla spiegazione originaria: il filmato mostra “riflessi di aerei di cui si conosceva la presenza in zona”. La sicurezza nazionale esigeva risposte certe e rassicuranti.
L’Approccio Indipendente: Baker e la Commissione Condon
La documentazione del caso di Great Falls non rimane esclusiva prerogativa militare. Nel 1954, la Greene-Rouse Production acquisisce i diritti per utilizzare il filmato in un documentario. La pellicola viene affidata al dottor Robert M.L. Baker, ingegnere della Douglas Aircraft Company. Baker impiega due anni per la sua analisi e le sue conclusioni, rese pubbliche nel 1956, sono trancianti: la spiegazione ufficiale dei riflessi degli F-94 è “piuttosto stiracchiata”. In seguito, durante un convegno del 1969, Baker ribadirà la natura “non identificabile” degli oggetti, evidenziando i limiti intrinseci del reperto fotografico ma confermando la sua validità come documento anomalo.
L’ultimo capitolo istituzionale si scrive alla fine degli anni ’60 con la Commissione Condon, il progetto universitario (finanziato dall’USAF) incaricato di produrre una valutazione definitiva sul fenomeno UFO. Il caso Mariana viene assegnato agli investigatori Roy Craig e David Saunders.
Le indagini di Craig si concentrano sull’affidabilità dei testimoni e sulla spinosa questione dei fotogrammi mancanti. Craig nota discrepanze (la segretaria Raunig, in una successiva deposizione, afferma di ricordare un solo oggetto) e, contattando le persone a cui Mariana aveva mostrato privatamente il filmato prima della consegna all’USAF, non trova conferme inoppugnabili sull’effettiva presenza dei 30 fotogrammi iniziali asportati. Questo rafforza in lui uno scetticismo di fondo sulla narrazione di Mariana.
Saunders, al contrario, si convince della plausibilità della manomissione militare, ritenendo credibile che l’inizio della ripresa mostrasse dettagli ben più espliciti.
L’analisi tecnica più approfondita, per conto della Commissione Condon, è affidata all’astronomo William Hartmann. Egli rileva forti incongruenze nell’ipotesi del riflesso speculare, principalmente legate alla durata temporale del fenomeno: un riflesso di un aereo in rapido movimento sarebbe persistito per un tempo nettamente inferiore ai 20 secondi filmati da Mariana. Hartmann, pur mantenendo un approccio estremamente cauto, conclude che classificare quegli oggetti come semplici riflessioni richiede una notevole forzatura.
Di fronte all’impossibilità di trovare una spiegazione convenzionale che soddisfi rigorosi parametri scientifici, anche la Commissione Condon — nota per il suo approccio tendenzialmente demistificatore — è costretta ad arrendersi all’evidenza dei dati residui: il caso Mariana di Great Falls, Montana, viene definitivamente archiviato come “non spiegato”. Un mistero inciso su una pellicola da 16 millimetri, parzialmente monca, che continua a interrogare chiunque si accosti alla storia documentata del fenomeno UAP.