
Introduzione
Nella notte del 3 settembre 1965, tra Exeter e Kensington, nel New Hampshire, un giovane testimone e due agenti di polizia descrissero un oggetto silenzioso con luci rosse pulsanti, dando origine a una vicenda che ancora oggi divide scettici, ufologi e storici del fenomeno.
Il caso esplose in un’America già attraversata da forti tensioni culturali e dalla crescente attenzione verso gli avvistamenti di oggetti non identificati. A rendere Exeter diverso da molti altri episodi fu proprio la combinazione di fattori: più testimoni, reazioni di paura immediate, rapporti di polizia separati e l’intervento ufficiale dell’Aeronautica militare attraverso Project Blue Book.
Contesto
Per capire la portata del caso bisogna tornare al New Hampshire del 1965. Exeter era una cittadina tranquilla del New England, mentre la vicina Kensington conservava un paesaggio rurale fatto di strade buie, campi, fattorie e poco traffico notturno. Un ambiente del genere amplificava la percezione di qualsiasi luce insolita nel cielo, ma al tempo stesso rendeva più evidente la differenza tra un aereo convenzionale e un oggetto osservato a bassa quota e in silenzio.
Secondo le ricostruzioni più note, nelle settimane precedenti al 3 settembre erano già stati segnalati altri avvistamenti nella zona. Questo dettaglio è importante perché mostra come l’episodio di Muscarello non nacque nel vuoto, ma si inserì in un clima di crescente attenzione locale. Quando il suo racconto raggiunse la polizia, quindi, non apparve come un fatto completamente isolato.

Un altro elemento decisivo fu il contesto mediatico. Negli Stati Uniti degli anni Sessanta il tema UFO era già popolare, ma non ancora banalizzato come accadrà in decenni successivi. L’interesse della stampa nazionale e il lavoro del giornalista John G. Fuller contribuirono a trasformare un episodio locale in un caso nazionale, fino alla pubblicazione del libro Incident at Exeter nel 1966, destinato a diventare un bestseller.
Cronologia completa dell’evento
La cronologia di Incident at Exeter inizia nelle prime ore del 3 settembre 1965. Intorno alle 2 del mattino, Norman Muscarello, 18 anni, stava tornando a casa facendo autostop lungo la Route 150, dopo essere stato dalla fidanzata ad Amesbury, nel Massachusetts. Aveva venduto da poco la propria auto e quel tragitto notturno era diventato per lui abituale.
A un certo punto, vicino a Kensington, il giovane notò in lontananza cinque luci rosse lampeggianti. In un primo momento pensò a un mezzo di emergenza, forse un’auto della polizia o un camion dei pompieri. Avvicinandosi, però, si rese conto che quelle luci non erano a terra: sembravano sospese sopra gli alberi e illuminavano l’area circostante con una forte tonalità rossastra.
Muscarello raccontò che l’oggetto si muoveva in silenzio e che sembrava dirigersi verso di lui. Spaventato, si gettò in un fossato lungo la strada. Poi corse verso una fattoria per chiedere aiuto, bussò con forza, ma nessuno aprì. Infine riuscì a fermare un’auto di passaggio e si fece accompagnare alla stazione di polizia di Exeter.
Qui il suo racconto colpì subito l’agente al centralino, Reginald Toland, che lo conosceva personalmente e lo trovò visibilmente sconvolto. Toland contattò allora l’agente Eugene Bertrand, il quale poche ore prima aveva già ascoltato una donna in preda al panico che sosteneva di essere stata seguita da un grande oggetto con luci rosse lampeggianti lungo la strada tra Epping ed Exeter.
Bertrand decise di riportare Muscarello sul luogo dell’avvistamento. In un primo momento non notarono nulla di insolito. Poco dopo, però, la situazione cambiò: cavalli e cani della zona iniziarono ad agitarsi, e i due videro emergere oltre gli alberi un oggetto scuro con luci rosse pulsanti. Bertrand lo descrisse come enorme, “grande come un fienile”, silenzioso e in lento movimento verso di loro.
L’agente ebbe una reazione istintiva: si inginocchiò, estrasse la pistola e la puntò verso l’oggetto, salvo poi decidere di non sparare. Lui e Muscarello corsero verso l’auto di pattuglia. Bertrand chiese rinforzi via radio, e poco dopo arrivò l’agente David Hunt, che dichiarò di aver osservato a sua volta l’oggetto. Secondo le testimonianze, le luci rosse pulsavano in sequenza da destra a sinistra e viceversa, mentre il corpo dell’oggetto oscillava leggermente.
Dopo alcuni minuti, l’oggetto si sollevò sopra gli alberi e scomparve. Hunt riferì di aver sentito successivamente il rumore di un bombardiere B-47, ma sostenne che non vi fosse alcuna somiglianza con quanto appena osservato. I tre tornarono quindi alla stazione di polizia e stesero rapporti separati.
Indagini
Dopo la diffusione della notizia, il capo della polizia locale informò la vicina Pease Air Force Base. L’Aeronautica inviò ufficiali incaricati di interrogare i testimoni e trasmettere il caso a Project Blue Book, il programma ufficiale statunitense dedicato allo studio degli UFO. In una prima valutazione, il maggiore David Griffin scrisse di non essere riuscito a individuare una causa probabile e definì affidabili i tre osservatori, con particolare riferimento ai due agenti.
Questo passaggio è cruciale, perché mostra come la prima impressione dell’investigatore militare non fosse liquidatoria. Tuttavia, la linea ufficiale cambiò presto. Alla stampa venne infatti presentata un’altra spiegazione: secondo il Pentagono, ciò che i testimoni avevano osservato poteva essere ricondotto a stelle e pianeti alterati da un’inversione termica, oppure ad aerei militari presenti nella zona durante un’esercitazione.
La spiegazione non convinse i protagonisti. Bertrand e Hunt scrissero alle autorità sostenendo che l’oggetto era stato osservato a distanza ravvicinata, in condizioni meteo limpide, e che non produceva alcun rumore tipico di jet o elicotteri. Sottolinearono inoltre che non aveva ali né coda e che aveva illuminato con una forte luce rossa un campo e due abitazioni vicine.
Il contrasto fra testimonianza diretta e spiegazione ufficiale è uno dei motivi per cui il caso è rimasto celebre. A complicare tutto ci fu il fatto che, mesi dopo, una comunicazione dell’Office of the Secretary of the Air Force ammise di non essere stata in grado di identificare l’oggetto osservato il 3 settembre 1965. In altre parole, la chiusura burocratica del caso non corrispose mai a una soluzione davvero condivisa.
Nel corso degli anni sono emerse anche interpretazioni scettiche più elaborate. Nel 2011, Skeptical Inquirer propose che le luci osservate potessero appartenere a un aerocisterna KC-97 impegnato in operazioni di rifornimento in volo. Secondo questa ipotesi, il particolare schema delle luci rosse e il movimento del braccio di rifornimento avrebbero potuto generare un’illusione compatibile con alcune descrizioni dei testimoni. Resta però il problema della distanza percepita, del silenzio riferito e della forte impressione suscitata su testimoni differenti.
Conclusione
A oltre sessant’anni dai fatti, Incident at Exeter resta un caso di confine: troppo documentato per essere archiviato come semplice fantasia, ma troppo ambiguo per essere considerato una prova definitiva di presenza extraterrestre. È esattamente questa tensione a renderlo ancora oggi uno dei dossier più studiati della storia ufologica americana.
Sul piano giornalistico, Exeter insegna una lezione importante. Nei grandi casi irrisolti non conta solo ciò che è stato visto, ma anche come è stato registrato, contestato, reinterpretato e comunicato al pubblico. Tra rapporti di polizia, indagine militare, pressioni mediatiche e successive letture scettiche, il fascino del caso nasce proprio dall’attrito tra esperienza diretta e versione ufficiale.