
L’estate del 1947 cambiò per sempre il nostro rapporto con il cielo. Quando il pilota privato Kenneth Arnold avvistò nove oggetti scintillanti a forma di “disco” sfrecciare vicino al Monte Rainier, nello stato di Washington, non stava solo coniando il termine “piatti volanti” (flying saucers). Stava involontariamente dando inizio all’era moderna dell’ufologia.
In piena Guerra Fredda, con la paranoia di un attacco sovietico alle porte, l’improvvisa ondata di avvistamenti nei cieli americani non poteva essere ignorata. E se quei velivoli fossero armi segrete di Mosca? O se si trattasse di qualcosa di ancora più inconcepibile? Per trovare risposte, i vertici militari statunitensi decisero che era giunto il momento di indagare seriamente. Nacque così, nel dicembre del 1947, il Project Sign (Progetto Segno), la prima indagine ufficiale del governo americano sul fenomeno UFO.

La nascita del progetto e i primi casi shock
Il punto di svolta che spinse l’Air Force ad agire fu un memorandum segreto firmato dal Generale Nathan Twining, allora capo dell’Air Materiel Command. Le sue parole non lasciavano spazio a dubbi: “Il fenomeno descritto è qualcosa di reale e non immaginario o fittizio”.
Con sede presso la base aerea di Wright-Patterson a Dayton, in Ohio, il Project Sign si mise subito al lavoro, analizzando decine di rapporti che arrivavano da piloti civili e militari. Due casi in particolare scossero profondamente gli investigatori:
- L’incidente di Thomas Mantell (7 gennaio 1948): Il capitano della Guardia Nazionale Aerea, all’inseguimento di un enorme oggetto metallico a forma di cupola sopra i cieli del Kentucky, perse conoscenza a causa della mancanza di ossigeno ad alta quota e si schiantò con il suo caccia P-51 Mustang. Fu la prima vittima ufficiale associata a un inseguimento UFO, un evento che terrorizzò l’opinione pubblica.
- Il caso Chiles-Whitted (24 luglio 1948): Due piloti commerciali di grande esperienza avvistarono un velivolo a forma di sigaro, privo di ali, che emetteva fiamme bluastre, sfrecciare a pochissima distanza dal loro aereo di linea. I dettagli erano troppo precisi per essere liquidati come un’allucinazione.
Man mano che i dati si accumulavano, gli scienziati e gli analisti del Project Sign iniziarono a escludere le spiegazioni convenzionali. Non erano prototipi americani segreti, e non c’erano prove che i sovietici possedessero una tecnologia così straordinaria.
Nell’estate del 1948, il team del progetto redasse un documento top-secret destinato a fare la storia: l’Estimate of the Situation (Valutazione della Situazione). La conclusione a cui giunsero gli investigatori militari era clamorosa: gli UFO erano di origine extraterrestre.
Tuttavia, quando il rapporto arrivò sulla scrivania del Capo di Stato Maggiore dell’Air Force, il Generale Hoyt Vandenberg, la reazione fu un netto rifiuto. Vandenberg respinse il documento sostenendo che mancavano “prove fisiche tangibili” a supporto di una tesi così dirompente. Di fatto, l’Estimate of the Situation fu respinta, le copie esistenti vennero fatte bruciare (sebbene alcune copie cartacee e testimonianze siano sopravvissute nel tempo) e l’intera indagine subì una brusca frenata.
Conclusione: La fine del Progetto Sign e l’inizio del debunking
Il rifiuto di Vandenberg segnò l’inizio della fine per il Project Sign. I militari che credevano all’ipotesi extraterrestre vennero progressivamente allontanati o messi in minoranza. Nel febbraio del 1949, il progetto venne ufficialmente chiuso e sostituito dal Project Grudge (Progetto Rancore).
Il cambio di nome non fu solo formale, ma soprattutto ideologico. Se il Project Sign aveva affrontato il mistero con un approccio scientifico e aperto, il Project Grudge nacque con un mandato chiaro: fare debunking, ovvero minimizzare e ridicolizzare sistematicamente ogni avvistamento per rassicurare l’opinione pubblica ed evitare il panico collettivo. Questa linea di condotta, caratterizzata dal discredito dei testimoni e dall’insabbiamento dei dati, avrebbe poi gettato le basi per il famosissimo Project Blue Book .