

Nel panorama della casistica ufologica internazionale, la data del 12 settembre 1952 rappresenta uno spartiacque fondamentale. Non si tratta semplicemente dell’avvistamento di un oggetto non identificato, ma di uno dei primi incontri ravvicinati del terzo tipo documentati con precisione cronachistica e caratterizzati da un impatto fisiologico concreto sui testimoni. A distanza di oltre settant’anni, l’incidente di Flatwoods, nella contea di Braxton (West Virginia), conserva intatta la sua complessità investigativa, muovendosi sul sottile confine che separa la psicosi da Guerra Fredda dalla realtà fenomenologica non spiegata.
La cronologia degli eventi
Le ore 19:15 di quel venerdì d’autunno segnano l’inizio della sequenza degli eventi. Un gruppo di adolescenti — Edward e Fred May, insieme al loro amico Tommy Hyer — sta giocando nel cortile della scuola di Flatwoods quando osserva un oggetto luminoso attraversare il cielo a forte velocità, per poi planare o precipitare sulla sommità di una collina poco distante, all’interno della proprietà terriera del contadino G. Bailey Fisher.
I ragazzi, scossi dall’osservazione, si recano immediatamente presso l’abitazione di Kathleen May, madre di due di loro. La donna, comprendendo la gravità dello stato d’animo dei giovani, decide di accompagnarli sul luogo dell’impatto insieme a Eugene Lemon, un diciassettenne membro della Guardia Nazionale, e ad altri due ragazzi del posto, Neil Nunley e Ronnie Shaver.
La salita verso la collina avviene in un clima di crescente tensione. Al gruppo si unisce il cane della famiglia May, che precede la pattuglia correndo verso la cima. Pochi istanti dopo, l’animale fa ritorno manifestando evidenti segni di terrore e sintomi di avvelenamento da inalazione, morendo nelle ore successive, un dettaglio cruciale che troverà riscontro diretto nei resoconti del celebre biologo e ricercatore Ivan T. Sanderson, il quale studiò approfonditamente il caso sul campo.
Raggiunta la sommità della collina, i testimoni si trovano di fronte a uno scenario anomalo. L’atmosfera è densa di una nebbia insolita, caratterizzata da un odore acre e metallico, descritto dai presenti como “di zolfo” o “di gas surriscaldato”. Nel buio, Lemon nota una fonte di luce pulsante sulla destra e, convinto si tratti di un velivolo precipitato, punta la sua torcia elettrica in quella direzione.
L’entità biologica non identificata o il riflesso della paura?
Il fascio di luce della torcia reveals un’entità alta circa tre metri. Secondo i verbali delle prime testimonianze raccolte dallo sceriffo Robert Carr e dal giornalista locale A. Lee Stewart Jr., la figura presenta caratteristiche morfologiche ben precise:
- Un corpo scuro, apparentemente privo di arti inferiori definiti, che sembra fluttuare a pochi centimetri dal suolo.
- Una testa o una sovrastruttura sagomata a forma di “asso di picche” o cappuccio scuro.
- Due occhi rotondi che emettono una luce rossastra, non riflessa, ma propria.
- Un abito o una corazza inferior di colore verde scuro, disposta a pieghe verticali.
Nel momento in cui la luce della torcia colpisce l’entità, questa emette un sibilo stridulo e inizia a muoversi rapidamente verso il gruppo. Lemon, colto da panico, cade all’indietro lasciando cadere la torcia. Il gruppo si dà alla fuga immediata, scendendo precipitosamente la collina per cercare rifugio e allertare le autorità.

Un elemento spesso trascurato dalle ricostruzioni superficiali, ma centrale per qualsiasi indagine rigorosa, riguarda i sintomi fisici riscontrati sui testimoni nelle ore e nei giorni successivi all’incontro. Kathleen May e i ragazzi vengono visitati da medici locali a causa di violenti attacchi di vomito, gonfiore alla gola, irritazione delle vie respiratorie e una persistente letargia.
QuConfirming questi sintomi sono compatibili con l’esposizione a gas irritanti o a sostanze chimiche disperse nell’aria. Negli anni più caldi della Guerra Fredda, la coincidenza di tali effetti fisici con le sperimentazioni militari coperte — in particolare i test di aerosol bellici e gli esperimenti chimici segreti condotti nei cieli statunitensi — solleva l’inquietante ipotesi che la nebbia tossica segnalata dai testimoni possa essere legata a un’operazione governativa secretata. L’ipotesi dell’isteria collettiva, pur valida sul piano psicologico per giustificare la fuga, non spiega in alcun modo le lesioni fisiche e le infiammazioni delle membrane mucose riscontrate dal personale sanitario dell’epoca.
L’Aeronautica Militare degli Stati Uniti, già impegnata nel monitoraggio sistematico dei fenomeni aerei anomali attraverso il celebre Project Blue Book, si interessa rapidamente al caso. L’indagine ufficiale viene affidata a investigatori militari che, in collaborazione con la stampa nazionale, giungono a una conclusione che diventerà un classico della retorica svalutativa governativa.
Secondo il rapporto ufficiale dell’USAF:
- L’oggetto luminoso nel cielo era una meteora (nello specifico, un bolide luminoso) registrata nei cieli del Maryland, della Pennsylvania e del West Virginia la stessa sera.
- La luce rossa sulla collina era il segnale di un radiofaro aereo civile situato non lontano dalla traiettoria visiva dei testimoni.
- Il mostro non era altro che un esemplare di allocco di Virginia (Bubo virginianus), appollaiato su un ramo alto di una quercia. La sagoma dell’uccello, combinata con il fogliame sottostante (che avrebbe dato l’illusione di una veste) e gli occhi resi rossi dal riflesso della torcia di Lemon, avrebbe generato l’allucinazione visiva nel gruppo già terrorizzato dal passaggio della meteora.
Le incongruenze dell’inchiesta governativa
L’interpretazione del “gufo”, sebbene rassicurante per l’opinione pubblica del 1952, non regge a un’analisi documentale approfondita.
In primo luogo, non spiega la nebbia tossica e l’odore di zolfo che persistevano sulla collina, riscontrati anche dal giornalista Lee Stewart giunto sul posto circa venti minuti dopo l’accaduto. Stewart descrisse un’atmosfera irrespirabile che gli causò bruciore alla gola per tutta la notte.
In secondo luogo, la dinamica del movimento fluttuante e l’emissione del sibilo metallico mal si conciliano con il comportamento di un rapace notturno, il quale avrebbe teso a fuggire silenziosamente di fronte a un gruppo rumoroso di sette persone munite di torce.
Infine, vi è l’enigma delle tracce rilevate al suolo. Il giorno successivo, lo sceriffo Carr e diversi reporter trovarono sul terreno della collina Fisher due strisce parallele e simmetriche, simili a solchi lasciati da un pannello o da un pesante mezzo di atterraggio, oltre a una sostanza scura, oleosa e non identificata, che non apparteneva alla flora locale.
Conclusioni
Il caso di Flatwoods si colloca all’interno di una precisa finestra temporale: l’ondata ufologica del 1952 negli Stati Uniti, culminata con i clamorosi avvistamenti radar e visivi sopra Washington D.C. nel mese di luglio dello stesso anno. La gestione dell’incidente di Braxton County da parte delle autorità militari mostra tutti i canoni della strategia di contenimento del panico sociale: minimizzazione dell’evento, ridicolizzazione dei testimoni e rapida archiviazione sotto etichette zoologiche o astronomiche di comodo.
Tuttavia, la coerenza delle testimonianze incrociate, la documentazione medica sulle intossicazioni e i rilevamenti fisici sul terreno suggeriscono che quella sera, sulla collina di Flatwoods, si sia consumato un evento tecnologico e biologico non convenzionale, i cui dettagli rimangono tuttora custoditi nei fascicoli non divulgati della difesa aerea statunitense.