
Introduzione
Il caso UFO del 8 dicembre 1978 a Monte Musinè, in provincia di Torino, è uno degli episodi di contatto ravvicinato più noti della casistica piemontese e italiana degli anni Settanta. Quel giorno, due giovani escursionisti che si trovavano sulle pendici della montagna, non lontano dalla borgata di Milanere, osservarono una luce intensa e accecante. Uno dei due si avvicinò alla fonte luminosa e scomparve alla vista del compagno. Dopo più di un’ora di ricerche, con l’aiuto di altri passanti, il giovane fu ritrovato in stato di shock, con un’ustione su una gamba e segni di esposizione a una fonte di calore intensa. Al risveglio raccontò di aver visto un veicolo di forma oblunga e di essere stato toccato e sollevato da figure di aspetto insolito.
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Questo UFO è stato catturato a tutta velocità mentre sfrecciava tra le nuvole!!
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Il Monte Musinè, rilievo delle Alpi Graie alto 1.150 metri, si trova all’imbocco della Val di Susa e domina visivamente la pianura torinese. Già dagli anni Sessanta la zona era diventata un punto di riferimento per segnalazioni di luci e oggetti non identificati, tanto da essere definita in ambienti ufologici la “Roswell del Piemonte”. Nel 1978, in un periodo di forte attenzione mediatica verso i fenomeni aerei non convenzionali in Italia, l’episodio delle due escursionisti acquisì una risonanza particolare grazie alle cronache di giornali locali e nazionali, tra cui un articolo di Francesco Fornari su La Stampa del 17 dicembre.
L’indagine successiva, condotta anche dal gruppo Clypeus, individuò il luogo preciso dell’accaduto nelle vicinanze di Milanere, sul versante sud-ovest. Entrambi i testimoni svilupparono nei giorni seguenti una congiuntivite, interpretata come possibile conseguenza dell’esposizione alla luce intensa. Il caso si inserisce in un contesto più ampio di avvistamenti ripetuti sulla montagna, ma resta distinto per la presenza di un testimone che riferisce di aver avuto un contatto fisico diretto con le figure scese dal veicolo e di aver subito effetti fisici documentabili.
La cronologia dell’evento
L’8 dicembre 1978 un gruppo di giovani si era recato sulle pendici del Monte Musinè con l’intenzione di verificare le segnalazioni di luci notturne che, secondo gli abitanti dei paesi della valle, apparivano regolarmente tra le rocce e gli alberi. Divisi in piccoli gruppi, esploravano il terreno. Due di loro notarono un chiarore intenso dietro alcune rocce. Uno dei due, convinto che si trattasse di uno scherzo degli amici, decise di avvicinarsi per controllare.
Secondo il racconto del compagno, nel momento in cui l’amico scomparve dietro le rocce il bagliore aumentò improvvisamente di intensità, tanto da costringerlo a chiudere gli occhi. Dopo pochi minuti la luce diminuì, ma del giovane non c’era più traccia. Il compagno allertò gli altri presenti e iniziò le ricerche. Dopo più di un’ora il disperso fu ritrovato a circa 150 metri dal punto in cui era scomparso. Si trovava in stato di semi-incoscienza, tremante, con i capelli e le sopracciglia strinati e un’evidente bruciatura su una gamba.
Una volta riavutosi, il testimone principale riferì di essere stato avvolto da una luce intensissima attraverso la quale aveva scorto delle ombre di forma umana. Descrisse un veicolo di forma oblunga, paragonato in alcune ricostruzioni a una pera o a un oggetto allungato, dal quale erano scesi alcuni esseri dalle teste sproporzionate rispetto al corpo. Questi lo avrebbero toccato e sollevato da terra, impedendogli di muoversi per un periodo indeterminato. Il giovane preferì non approfondire ulteriormente i dettagli sulle figure, apparendo ancora confuso e spaventato.

Nei giorni successivi entrambi gli escursionisti svilupparono una forma di congiuntivite, attribuita all’esposizione alla luce accecante. L’episodio fu riportato dalla stampa locale e nazionale. Francesco Fornari, su La Stampa del 17 dicembre 1978, ricostruì i fatti e collegò la vicenda alle voci ricorrenti su una possibile “centrale” di oggetti non identificati in Valle di Susa. Il gruppo Clypeus condusse un’indagine sul campo che confermò la localizzazione a Milanere e raccolse ulteriori dettagli dai testimoni.
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Il contesto più ampio del 1978 in Italia era caratterizzato da un’ondata di segnalazioni, soprattutto nel mese di dicembre. Il caso del Musinè si distingue però per la combinazione di scomparsa temporanea di un testimone, effetti fisici (ustione, congiuntivite, segni di calore) e descrizione di un contatto ravvicinato con figure umanoidi. Negli anni successivi la montagna continuò a essere oggetto di interesse, con nuovi avvistamenti (tra cui uno del 1996) e con la consolidazione del suo ruolo simbolico nella cultura ufologica e folklore locale.

Conclusione
Il caso dell’8 dicembre 1978 sul Monte Musinè resta uno dei riferimenti più citati della casistica piemontese di incontri ravvicinati. La testimonianza dei due giovani, pur rimanendo anonima nei dettagli anagrafici nella maggior parte delle fonti, presenta elementi coerenti: luce intensa, scomparsa temporanea, ritrovamento in stato di shock, ustione e successiva congiuntivite, descrizione di un veicolo oblungo e di figure che avrebbero interagito fisicamente con uno dei due. La localizzazione precisa a Milanere, sul versante sud-ovest, e la copertura stampa contemporanea forniscono un quadro documentabile.
La montagna stessa, già oggetto di leggende precedenti e di segnalazioni di luci dagli anni Sessanta, acquisì con questo episodio un’ulteriore stratificazione simbolica. Studi successivi, in particolare quelli raccolti da ricercatori del CISU come Paolo Fiorino, hanno tentato di separare i fatti verificabili dalle elaborazioni successive di folklore e contattismo. Il dossier rimane aperto: non esistono prove materiali conclusive dell’oggetto o delle figure descritte, ma esistono effetti fisici riferiti e una cronologia chiara ricostruita a caldo dalla stampa e dalle indagini ufologiche locali.
A distanza di quasi cinquant’anni, l’episodio dell’8 dicembre 1978 continua a rappresentare uno dei punti di incontro tra la cronaca di un’esperienza anomala e la costruzione di un mito territoriale. Il Monte Musinè resta, per molti, un luogo carico di suggestioni, e la vicenda dei due escursionisti ne costituisce uno dei nuclei narrativi più resistenti e documentati.
I chiamanti al 911 segnalano di aver visto due figure alte 2,4 metri e luci nel loro cortile sul retro. Gli agenti che intervengono nella casa della Northwest Valley si trovano di fronte a membri della famiglia nervosi che descrivono l'incontro. pic.twitter.com/1bSqbiYsxG
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Un drone/UAP/UFO viene ripreso mentre insegue un aereo privato in questo filmato. pic.twitter.com/0tsXcdFCeN
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