Introduzione
Nell’estate del 1933, mentre l’Italia fascista celebrava la modernità con parate aeree e retorica della macchina, qualcosa cadde dal cielo nei pressi di Magenta, in Lombardia. Non un aereo straniero. Non un pallone sonda. Qualcosa di cui nessun ingegnere dell’epoca sapeva dare un nome.
Negli anni ’30 l’Italia guidata da Benito Mussolini stava vivendo un importante un importante sviluppo tecnologico nell’ambito aeronautico. Il regime dopo essere stato al corrente di un presunto schianto di una navicella aliena, aveva già pronto una macchina repressiva efficiente per imporre il silenzio. Tra il 1933 e il 1940 si registrarono diversi avvistamenti di “velivoli sconosciuti” in varie regioni, alcuni documentati da rapporti dell’Aeronautica. Questo fu il 14esimo caso UFO della storia contemporanea e moderna prima dello schianto di Roswell.
Il contesto
Benito Mussolini, informato immediatamente, impose un silenzio assoluto. Telegrammi attribuiti al Duce (emersi decenni dopo) ordinavano il recupero del velivolo, la censura totale delle notizie e minacce di severe sanzioni per chi avesse parlato. Il regime temeva inizialmente che si trattasse di un prototipo segreto francese, britannico o tedesco.
Venne istituito un gabinetto riservatissimo: il Gabinetto RS/33 (Ricerche Speciali 1933), guidato dal premio Nobel Guglielmo Marconi. Questo gruppo riuniva scienziati, ingegneri e militari per studiare il manufatto. Il relitto fu trasferito negli hangar della SIAI-Marchetti a Vergiate, vicino a Varese, una struttura aeronautica protetta.
I documenti “fascisti” descrivono un oggetto senza propulsione convenzionale, con leghe metalliche dalle proprietà isotopiche anomale e simboli sconosciuti. Marconi, affascinato dalle onde radio e dalla possibilità di vita extraterrestre, avrebbe creduto alla natura non terrestre del velivolo.
Le descrizioni dell’oggetto variano significativamente. Si parla di un “velivolo circolare con luci bianche e rosse”, di un oggetto metallico e di colore grigiastro di circa 50 piedi (15 metri) di diametro, descritto come “due dischi volanti uniti insieme” , o di una “enorme struttura emisferica” alta circa 10 metri.
Secondo le ricostruzioni emerse decenni dopo, nella tarda primavera o nell’estate del 1933 — le date variano a seconda della fonte — un oggetto di forma circolare o lenticolare fu avvistato nei cieli della Lombardia occidentale. Le testimonianze coeve, se mai esistettero in forma scritta, non sono mai state rese pubbliche in maniera verificabile. Quello che è entrato nella letteratura ufologica italiana viene principalmente da due canali.
- Il primo è il lavoro del ricercatore Roberto Pinotti e della sezione italiana del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici), che negli anni Ottanta e Novanta iniziarono a raccogliere testimonianze indirette e a fare pressioni per l’accesso ad archivi storici. Il secondo canale è rappresentato da un insieme di documenti — la cui autenticità è stata contestata da alcuni storici e parzialmente difesa da altri — che farebbero riferimento a una struttura segreta creata dal regime proprio per studiare il fenomeno: il cosiddetto Gabinetto RS/33.
- Secondo queste fonti, dopo il recupero dell’oggetto a Magenta, Mussolini avrebbe personalmente ordinato la creazione di un gruppo di studio riservato, coinvolgendo fisici, ingegneri aeronautici e ufficiali dell’OVRA, la polizia segreta fascista. Il nome in codice RS/33 farebbe riferimento all’anno e alla natura riservata dell’operazione.
Il documento più citato in questo contesto è una presunta comunicazione interna che menziona “un velivolo di forma e composizione sconosciuta” recuperato in territorio italiano e trasportato in un sito classificato, probabilmente nei pressi di Milano. l Gabinetto RS/33: struttura reale o leggenda documentale?
La creazione del Gabinetto RS/33

Seguendo l’ordine di Mussolini, i resti del velivolo sarebbero stati trasportati in fretta e furia dal luogo dello schianto. La destinazione scelta, secondo la narrazione, fu Vergiate, sul Lago Maggiore. Il relitto sarebbe stato occultato in uno dei luoghi tecnologicamente più avanzati e strategicamente protetti della zona: gli hangar della Siai-Marchetti (Società Idrovolanti Alta Italia). Per studiare l’incredibile reperto, Mussolini avrebbe istituito una commissione segreta. Questo gruppo di studio, il primo presunto cover-up governativo sugli UFO della storia, sarebbe stato battezzato “Gabinetto RS/33”. Il nome “RS” starebbe per “Ricerche Speciali” e “33” per l’anno di fondazione, appunto il 1933. La presunta sede operativa era stata identificata negli edifici dell’Università La Sapienza di Roma. Gli stessi promotori della vicenda definiscono il Gabinetto RS/33 come “la versione fascista del Majestic 12” , il presunto comitato segreto statunitense che sarebbe stato creato nel 1947 per indagare sull’incidente di Roswell. L’obiettivo del Gabinetto RS/33 sarebbe stato chiaro: la retroingegneria. Si doveva studiare la tecnologia aliena per sviluppare armi avanzatissime e dare al fascismo un vantaggio militare decisivo.
Le spiegazioni convenzionali proposte da storici e scettici nel tempo si dividono essenzialmente in tre categorie.
- La prima ipotesi è che l’intero caso sia una costruzione successiva, alimentata da documenti falsi creati in buona o cattiva fede da appassionati o da chi aveva interesse a costruire un “Roswell italiano.” In questa lettura, non accadde nulla di anomalo a Magenta nel 1933 e la storia è interamente un prodotto del XX secolo tardivo.
- La seconda ipotesi è che qualcosa accadde davvero, ma si trattava di un prototipo aeronautico segreto — italiano, tedesco o di altra nazione — il cui recupero fu gestito con riservatezza militare standard. In questo scenario, il silenzio è spiegabile senza ricorrere ad alcun fenomeno anomalo.
- La terza ipotesi, quella ufologica, sostiene che l’oggetto recuperato fosse di origine non umana, che il regime fascista lo abbia studiato senza riuscire a comprenderlo, e che la tecnologia sia poi andata dispersa o nascosta nel caos della guerra.
DAVID GRUSH

Nel luglio 2023, David Grusch, un ex funzionario dell’intelligence dell’USAF e della National Geospatial-Intelligence Agency (NGA), ha testimoniato sotto giuramento davanti a una commissione della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Le sue affermazioni hanno avuto eco mondiale. Grusch ha dichiarato che gli Stati Uniti possiedono veicoli “non umani” e che parte di questo programma segreto deriva dal recupero di un velivolo dall’Italia del governo di Benito Mussolini nel 1933″. Grusch, nella sua testimonianza e nelle interviste successive, ha ripetuto l’intera narrazione emersa nel 1996: ha affermato che il velivolo fu “procurato dagli Stati Uniti nel 1944 o 1945″ con l’assistenza del Vaticano”. L’eco delle affermazioni di Grusch, che tiravano in ballo Papa Pio XII, ha costretto l’Archivio apostolico vaticano a una smentita ufficiale nel giugno 2024. Marco Grilli, segretario del prefetto dell’archivio, ha negato categoricamente. La sua smentita è stata netta e ironica: “Non so da dove (Grusch) abbia preso questa informazione”. Grilli ha aggiunto di ricevere richieste simili, paragonandole a quelle di chi vorrebbe leggere “le lettere personali di Ponzio Pilato o della Vergine”.
Conclusione
Il caso di Magenta non ha una soluzione. Non nel senso in cui uno storico vorrebbe trovarne una: una fonte primaria, un documento incontrovertibile, una testimonianza diretta verificabile.
Ha invece qualcosa di più raro e, in un certo senso, più prezioso: la capacità di rivelare come anche in un regime totalitario, ossessionato dal controllo dell’informazione e dalla costruzione del consenso, il cielo potesse improvvisamente diventare un problema senza risposta.
L’ultimo colpo di scena mediatico è avvenuto nella primavera del 2024, con un’intervista alla rivista Oggi di Elettra Marconi, figlia 94enne dell’inventore, e del nipote Guglielmo. Secondo i resoconti ampiamente diffusi, i due hanno affermato che Marconi ha lavorato al programma di recupero degli UFO di Mussolini, noto come Cabinet RS/33. Se anche solo una parte di ciò che viene attribuito al Gabinetto RS/33 fosse vera, avremmo la prova che i governi erano già, nel 1933, consapevoli della necessità di gestire il fenomeno UAP in silenzio — non perché avessero risposte, ma precisamente perché non le avevano.