
Introduzione
Elizabeth Klarer è al centro di uno dei casi di contatto extraterrestre più discussi del XX secolo, riconducibile a una serie di avvistamenti e presunti incontri avvenuti in Sudafrica negli anni ’50, con un episodio chiave nel 1956 che coinvolse fotografie e testimonianze sulla presenza di un disco volante nei pressi dei Monti Drakensberg.
La vicenda combina fotografie, dichiarazioni personali di Klarer su rapporti con un “essere” chiamato Akon e racconti di viaggi su un pianeta chiamato Meton; questi elementi hanno alimentato sia l’interesse degli ufologi sia lo scetticismo degli investigatori.

Contesto
Elizabeth Klarer (1910–1994), originaria del Natal (oggi KwaZulu‑Natal), iniziò a raccontare contatti con entità extraterrestri già dall’infanzia e divenne una figura prominente della scena dei contactee degli anni ’50.
Nel suo libro e nelle interviste Klarer sostenne di aver mantenuto comunicazioni telepatiche con un extraterrestre di nome Akon, di essere stata portata a bordo di navicelle e addirittura di aver concepito un figlio su un altro pianeta, elementi che resero il suo caso al tempo estremamente controverso.

Prove fotografiche e testimonianze
Le fotografie di Klarer del 1956 sono state ampiamente ripubblicate e analizzate in ambito ufologico; alcuni ricercatori ricordano che le immagini furono accompagnate da una dichiarazione notarile di autenticità da parte della testimone.
Tuttavia, numerosi scettici hanno messo in dubbio la genuinità degli scatti, suggerendo manipolazioni o spiegazioni convenzionali (oggetti terrestri, trucchi fotografici, hubcap lanciati) e citando incongruenze nelle descrizioni e nelle circostanze.
Ricercatori contemporanei come Cynthia Hind riferirono di aver trovato altri testimoni dell’evento nella regione, elemento che alcuni interpretano come supporto alla versione di Klarer, mentre altri sottolineano l’assenza di prove fisiche incontrovertibili.
Luglio/agosto 1956: Klarer affermò di aver scattato una serie di fotografie di un oggetto discoidale vicino a Rosetta, ai piedi dei Monti Drakensberg; quattro o sette immagini vengono citate nelle ricostruzioni.
- 13 agosto 1956 (data riferita dall’utente): la narrazione pubblica e successiva raccolta di testimonianze pongono questo periodo come centrale nella serie di incontri avvenuti quell’anno, quando Klarer dichiarò di essere salita a bordo e di aver avuto contatti ravvicinati.
- Dopo le fotografie e le dichiarazioni, Klarer rilasciò una lunga testimonianza pubblica e scrisse “Beyond the Light Barrier”, libro in cui raccolse la sua esperienza; il materiale suscitò sia sostenitori sia duri critici.
Indagini e valutazioni critiche
Nel corso dei decenni il caso è stato esaminato da ricercatori ufologi, giornalisti e critici: alcuni hanno difeso la credibilità di Klarer evidenziando la coerenza del suo racconto e la testimonianza di conoscenti; altri hanno denunciato contraddizioni, motivazioni personali o errori storici nelle sue affermazioni.
Analisi moderne delle foto e inchieste storiche non hanno prodotto una prova definitiva che confermi la natura extraterrestre dell’oggetto; il consenso scientifico mainstream rimane scettico, ritenendo le testimonianze aneddotiche insufficienti per validare contatti fisici con civiltà aliene.
La storia di Klarer contiene diversi tratti ricorrenti nei casi di contactee: comunicazione telepatica, viaggio interstellare, relazione affettiva con un extraterrestre e la nascita di un “figlio ibrido”. Questi elementi contribuirono a plasmare un’immagine pubblica che oscillò tra il fascino romantico e la leggenda popolare.
Il caso ha avuto impatto non solo nel contesto ufologico sudafricano ma anche nella letteratura dei contactee internazionali, alimentando dibattiti su affidabilità delle testimonianze, ruolo dei media e psicologia collettiva dell’epoca.
Conclusione
Il caso Elizabeth Klarer del 1956 resta un episodio emblematico dell’epoca d’oro dei contactee: ricco di dettagli sensazionali e di fotografie che non hanno mai prodotto una prova scientifica conclusiva.
La vicenda continua a dividere: per alcuni è testimonianza sincera e inspiegabile, per altri esempio di mistificazione o di lettura simbolica del desiderio umano di contatto con l’ignoto.