Introduzione
Nella notte tra il 28 e il 29 novembre 1942, mentre Torino bruciava sotto uno dei più pesanti bombardamenti alleati della Seconda Guerra Mondiale, sette uomini a bordo di un bombardiere Lancaster della RAF vissero un’esperienza che ancora oggi sfida ogni spiegazione razionale. Non fu una bomba né un caccia nemico: fu un enorme oggetto volante, lungo 60-90 metri, dotato di quattro coppie di luci rosse, che sfrecciava nel cielo a circa 800 km/h. Un mistero nato in piena guerra, tra le Alpi e le fabbriche del triangolo industriale, e diventato uno dei primi casi documentati di Foo Fighter in Europa.

Il Contesto Storico: Torino sotto le Bombe
Nell’autunno del 1942 l’Italia fascista era ormai il “ventre molle” dell’Asse. Dopo la disfatta di El Alamein, gli Alleati decisero di colpire duramente il cuore industriale del Paese: Milano, Genova e soprattutto Torino, sede della Fiat e di altre industrie belliche.
La sera del 28 novembre 228 bombardieri Avro Lancaster decollarono dalla base RAF di Syerston (Nottinghamshire). Circa 194 raggiunsero l’obiettivo. Per oltre un’ora scaricarono centinaia di tonnellate di bombe, tra cui devastanti blockbuster da 3,6 tonnellate. Colpite la Fiat, la SNIA, ospedali e la stazione di Porta Susa. Bilancio ufficiale: decine di morti e feriti, la città in fiamme.
L’Avvistamento e il Racconto dell’Equipaggio

Uno degli aerei, il Lancaster W4767/QR-J del 61° Squadron, era pilotato dal Warrant Officer R. Lever. Poco dopo aver sganciato il carico (intorno alle 22:40), a circa 10-15 miglia a sud-ovest di Torino e a 3.400 metri di quota, l’intero equipaggio notò qualcosa di anomalo.
Cinque minuti dopo, mentre il Lancaster si avvicinava alle Alpi a 4.300 metri, l’oggetto riapparve: percorreva una valle alpina in direzione ovest-sud-ovest, sotto il livello delle vette. Le luci si spensero e l’oggetto scomparve.
L’equipaggio fu interrogato più volte. Tutti confermarono la versione, nonostante lo scetticismo e le battute dei compagni. Il comandante della base, Group Captain George Walker, inviò un rapporto dettagliato al quartier generale del Bomber Command, arrivando fino al Vice-Maresciallo dell’Aria Sir William Alec Coryton.
Il raid del 28 novembre: 80 minuti di distruzione
Quella stessa notte, 228 bombardieri AVRO Lancaster decollarono dalla base di Syerston, in Inghilterra. Di questi, 194 raggiunsero l’obiettivo, sganciando 371 tonnellate di ordigni, incluse le micidiali bombe blockbuster da 3,6 tonnellate, usate per la prima volta contro una città italiana.
Gli ospedali colpiti furono San Giovanni, Mauriziano e Martini così come la stazione di Porta Susa. Il bilancio fu di 67 morti e 83 feriti. Ed è proprio durante questa missione che avvenne l’incontro con il misterioso oggetto.
Rientrato alla base alle 3 del mattino, l’equipaggio del Lancaster W4767/QR‑J, guidato dal warrant officer R. Lever, riferì un episodio insolito. Secondo il rapporto, l’intero equipaggio vide un oggetto di 60–90 metri di lunghezza, dotato di quattro coppie di luci rosse distribuite lungo la struttura.
Le caratteristiche riportate:
- velocità stimata: circa 800 km/h, superiore a quella dei caccia dell’epoca;
- nessuna traccia di scarico o fiamma;
- traiettoria coerente e stabile;
- due avvistamenti distinti, a distanza di cinque minuti.
Il primo avvenne a sud‑ovest di Torino, mentre l’aereo virava per rientrare verso la Francia. Il secondo, poco dopo, in una valle alpina non identificata.
Il comandante dichiarò inoltre di aver osservato un oggetto simile tre mesi prima nei cieli dei Paesi Bassi occupati.
Le indagini della RAF
Il caso fu preso sul serio. Il comandante della base, il group captain George Walker, inoltrò un rapporto dettagliato al quartier generale del 5° Gruppo del Bomber Command.
Il documento sottolineava un punto significativo: l’equipaggio rifiutava di modificare la propria testimonianza, nonostante le battute e lo scetticismo dei colleghi.
Il rapporto arrivò fino al vice‑maresciallo dell’Aria Sir William Alec Coryton, uno dei massimi ufficiali della RAF.
Gli storici dell’aviazione, come Graeme Rendall, hanno escluso che potesse trattarsi di prototipi tedeschi a reazione: nessun velivolo dell’epoca raggiungeva le velocità riportate.
Il caso rientra in quella che lo scettico Mick West definisce LIZ – Low Information Zone, la zona grigia in cui molti avvistamenti UFO storici rimangono sospesi tra suggestione, errore e possibilità.
Conclusione
Il “Grande Oggetto con Quattro Luci Rosse” di Torino rimane, a oltre ottant’anni di distanza, uno dei casi più solidi e meglio documentati di fenomeno aereo anomalo dell’intera Seconda Guerra Mondiale. Avvistato in piena operazione bellica da sette membri di un equipaggio della RAF, tutti concordi nella descrizione, e riportato con dovizia di particolari fino ai vertici del Bomber Command, quell’incontro sfugge alle spiegazioni ordinarie e continua a interpellarci.
In una notte di fuoco e terrore, mentre Torino bruciava sotto le bombe, un enorme siluro volante dotato di quattro coppie di luci rosse attraversò il cielo della città, muovendosi con una sicurezza e una velocità che nessuna tecnologia nota dell’epoca sembrava in grado di possedere. Fu un’apparizione fugace eppure indelebile, che si inserisce in una stagione di avvistamenti simili lungo i cieli d’Europa.
Oggi, in un’epoca segnata da nuovi orizzonti tecnologici e da un rinnovato interesse per i fenomeni aerei non identificati, quel lontano episodio del novembre 1942 conserva intatta la sua forza evocativa. Ci rammenta che, anche nei momenti più bui della storia, il cielo ha sempre custodito misteri capaci di trascendere la comprensione immediata dell’uomo. Il silenzio degli archivi non ha ancora spento il bagliore di quelle quattro luci rosse sopra una Torino in fiamme.