
Introduzione
Il caso UFO del 19 settembre 1976 a Teheran, Iran, è uno degli episodi militari più
documentati della casistica relativa a fenomeni aerei non identificati. Nelle prime ore di
quella notte, segnalazioni di civili e osservazioni da parte del controllo del traffico aereo
di Mehrabad spinsero l’Aeronautica Militare Imperiale Iraniana a far decollare due
caccia F-4 Phantom II. Entrambi gli equipaggi riferirono perdita totale o parziale della
strumentazione e delle comunicazioni all’avvicinarsi dell’oggetto, con ripristino dei
sistemi una volta allontanatisi. Il secondo intercettore tentò di impiegare un missile aria-
aria e registrò un’ulteriore avaria del sistema di armamento. L’episodio, documentato in
un rapporto della Defense Intelligence Agency statunitense successivamente
declassificato, coinvolse piloti, controllori di volo, radar e osservatori a terra, e resta uno
dei punti di riferimento negli studi su interazioni tra aerei militari e fenomeni non
identificati.

Il contesto era quello della Guerra Fredda, con l’Iran ancora sotto la monarchia dello
Scià e un’alleanza militare stretta con gli Stati Uniti. L’Aeronautica iraniana disponeva di
velivoli e sistemi di origine americana, e i rapporti di intercettazione venivano
regolarmente condivisi con gli addetti militari occidentali. L’area interessata era il cielo
notturno a nord di Teheran, in particolare il quartiere di Shemiran e i settori circostanti.
Nessun elicottero risultava in volo al momento delle prime segnalazioni, e il radar
primario di Mehrabad era in manutenzione, circostanza che rese inizialmente più
difficile la conferma strumentale da terra. L’oggetto venne descritto da più osservatori
come una sorgente luminosa di intensità eccezionale, di forma rettangolare o cilindrica,
con luci di diversi colori disposte secondo un pattern regolare.
Nei decenni successivi l’episodio è stato citato sia in rapporti ufficiali declassificati sia in
analisi indipendenti. La presenza di dati radar, di avarie ripetute e di testimonianze
convergenti di personale militare qualificato lo distingue da molti avvistamenti basati
unicamente su dichiarazioni di civili. Al tempo stesso, l’assenza di residui materiali e di
immagini fotografiche contemporanee lascia spazio a interpretazioni alternative. Il
dossier rimane un esempio di come una sequenza di eventi aerei notturni, documentata
da fonti istituzionali di due paesi, possa continuare a generare dibattito a distanza di
mezzo secolo.
La cronologia dell’evento
Verso le 00:30 del 19 settembre 1976, il posto di comando dell’Aeronautica Militare
Imperiale Iraniana a Teheran riceve almeno quattro telefonate da residenti del quartiere
di Shemiran, a nord della capitale. Alcuni descrivono un oggetto simile a un uccello, altri
un elicottero con una luce intensa. Verificato che nessun elicottero è in volo, il
personale di servizio contatta il generale Yousefi, vicecomandante delle operazioni.
Questi, dopo un iniziale scetticismo, osserva personalmente dal balcone un oggetto
luminoso più grande e brillante di una stella e decide di ordinare un’intercettazione.

Alle 01:30 decolla dalla base di Shahrokhi, vicino a Hamadan, un primo F-4 Phantom II
pilotato dal tenente Yadollah Nazeri con un ufficiale armamenti nel secondo posto.
L’oggetto è visibile a occhio nudo già da settanta miglia di distanza. Quando l’aereo si
porta a circa venticinque miglia nautiche, l’equipaggio registra la perdita totale della
strumentazione di bordo e delle comunicazioni UHF e interfono. Il pilota interrompe
l’avvicinamento e rientra; i sistemi tornano operativi man mano che la distanza
aumenta.

Alle 01:40 circa viene fatto decollare un secondo F-4, questa volta al comando del
maggiore Parviz Jafari, con il primo tenente Jalal Damirian come ufficiale armamenti.
L’equipaggio acquisisce un contatto radar a ventisette miglia nautiche, in posizione di
dodici ore. La traccia radar ha dimensioni comparabili a quelle di un Boeing 707 o di un
tanker KC-135. Visivamente l’oggetto appare come una sorgente di luce intensa con
lampi strobo disposti secondo un pattern rettangolare e colori che alternano blu, verde,
rosso e arancione. La luminosità è tale da rendere difficile discernere la forma esatta
del corpo.

Mentre il secondo intercettore chiude la distanza, l’oggetto mantiene una distanza
relativa costante o si allontana a velocità elevata. A un certo punto il maggiore Jafari
riceve l’autorizzazione a impiegare un missile AIM-9 Sidewinder. Il sistema di controllo
del fuoco risulta tuttavia inoperativo. Quasi contemporaneamente dall’oggetto principale
si distacca una sorgente luminosa più piccola che si dirige verso l’F-4 a velocità elevata.
Il pilota esegue una manovra evasiva. Un’altra sorgente luminosa si stacca e scende
verso il suolo in direzione della zona di Rey, a sud di Teheran, illuminando il terreno in
modo intenso prima di fermarsi o scomparire dalla vista.
L’equipaggio del secondo F-4 riferisce ulteriori anomalie strumentali durante le fasi di
maggiore avvicinamento. Quando la distanza aumenta, i sistemi tornano
progressivamente operativi. Al rientro, sia i piloti sia i controllori a terra confrontano le
osservazioni. Il controllore di volo Hossein Pirouzi, che aveva seguito l’evento dalla torre
di Mehrabad, descrive l’oggetto come rettangolare, con due luci grandi alle estremità e
una piccola luce rossa che circolava nella sezione centrale. Altri osservatori a terra e
aerei commerciali in zona forniscono descrizioni coerenti quanto a luminosità e
comportamento anomalo.
Nei giorni successivi le autorità iraniane e gli addetti militari statunitensi a Teheran
redigono rapporti. Un messaggio della Defense Intelligence Agency, inviato e
successivamente declassificato, riassume la sequenza e valuta positivamente
l’affidabilità delle fonti. Il documento sottolinea la coerenza tra osservazioni visuali,
contatti radar e anomalie elettroniche ripetute. Non risultano, tuttavia, recuperati
materiali o registrazioni fotografiche contemporanee dell’oggetto. L’episodio rimane
confinato alle testimonianze degli equipaggi, dei controllori e degli osservatori a terra,
nonché ai verbali radar e di comunicazione dell’epoca.
Conclusione
Il caso di Teheran del 19 settembre 1976 rimane un dossier di particolare rilievo per la
combinazione di elementi documentati: segnalazioni civili multiple, osservazioni da torre
di controllo, due intercettazioni successive con aerei da caccia, contatti radar e avarie
strumentali ripetute e reversibili. Da un lato, la presenza di piloti addestrati, di sistemi di
bordo sofisticati e di un rapporto ufficiale valutato positivamente dalla Defense
Intelligence Agency conferisce all’episodio un peso superiore a molti avvistamenti basati
su sole dichiarazioni. Dall’altro, l’assenza di residui fisici, di immagini contemporanee e
di una spiegazione definitiva lascia aperte interpretazioni alternative, legate a fenomeni
atmosferici, a errori strumentali o a velivoli non dichiarati.