
Introduzione
La notte del 23 agosto 1974, intorno alle 21:00, John Lennon e la sua compagna May Pang avvistarono un oggetto volante non identificato proprio sopra il loro attico a Manhattan, vicino all’East River. Secondo le testimonianze, l’oggetto era silenzioso, di forma circolare, con luci bianche pulsanti sul bordo e una luce rossa fissa in cima, e passò così vicino che Lennon disse di poterlo quasi colpire con un mattone.
Quella notte diventò un simbolo della cultura ufologica non solo per il nome celebre del testimone, ma per la precisione del racconto, la documentazione pubblica sull’album Walls and Bridges e la quantità di altri avvistamenti segnalati in città

Il contesto
Nell’agosto 1974 John Lennon stava vivendo il cosiddetto “Lost Weekend”, un periodo di circa 18 mesi lontano da Yoko Ono, segnato da eccessi ma anche da intensa attività creativa. In quelle settimane stava lavorando all’album Walls and Bridges presso gli studi Record Plant di New York, e alloggiava in un penthouse al Southgate Complex, 434 East 52nd Street, affacciato sull’East River.beatlesbible+3
Lennon aveva già un interesse per il fenomeno UFO: secondo May Pang, leggeva riviste specializzate come la britannica Flying Saucer Review. Tuttavia, lui e Pang insistettero sempre sul fatto che, quella sera, erano sobri e perfettamente lucidi quando videro l’oggetto

Cronologia dell’evento
Secondo il racconto di May Pang, Lennon era a letto e decise di uscire sul balcone per fumare una sigaretta, approfittando della brezza estiva. Mentre fumava, notò delle luci insolite e, voltandosi, vide un oggetto circolare, scuro, silenzioso, con una serie di luci bianche che pulsavano lungo il bordo e una luce rossa in cima.
Scioccato, Lennon cominciò a urlare chiamando May perché venisse subito fuori. Lei, che si stava vestendo in camera, uscì sul terrazzo e vide anche lei l’oggetto avanzare lentamente verso di loro.
Secondo le testimonianze, il disco era:
- di forma circolare, descritto anche come “a cono appiattito” da May Pang;
- scuro al centro, nero o grigio, con una corona di luci bianche intermittenti;infonews+1
- dotato di una luce rossa fissa sulla sommità, non pulsante come quelle degli aerei diretti a Newark;
- completamente silenzioso, nonostante il passaggio a bassa quota.
Lennon disse che l’oggetto si trovava a circa trenta metri dalla finestra, due o tre piani sopra il tetto dell’edificio accanto, e che era grande più o meno come un jet privato.
Secondo il rapporto dei testimoni, l’oggetto:
- “strisciò” lentamente oltre l’edificio adiacente;beatlesstory+1
- virò di lato e scivolò lungo il fiume;beatlesstory+1
- si fermò a mezz’aria sopra un altro edificio, poi si diresse verso Brooklyn;beatlesstory+1
- si arrestò brevemente sopra un ponte, per poi schizzare verso l’alto e scomparire nel cielo.beatlesstory+1
Secondo alcune ricostruzioni, Lennon e Pang scattarono alcune foto con due macchine diverse, ma quando le fecero sviluppare risultarono completamente bianche o sovraesposte, senza traccia dell’oggetto. Subito dopo, chiamarono il Daily News e la polizia di New York.
Secondo i media dell’epoca e le rielaborazioni successive, quella stessa notte furono registrati numerosi altri avvistamenti in città: si parla di almeno sette segnalazioni conferite inizialmente al Daily News, e di centinaia di chiamate alla polizia, con alcune fonti che citano fino a 400 report simili. Le autorità, secondo i racconti, dissero semplicemente di mantenere la calma e confermarono che anche altri cittadini avevano visto qualcosa.
Pochi settimane dopo, Lennon inserì una nota scritta a mano nel retro di copertina di Walls and Bridges (1974), dove si legge:
“On the 23rd Aug. 1974 at 9 o’clock I saw a U.F.O. – J.L.
Il riferimento all’avvistamento tornò anche nei testi delle sue canzoni:
- “There’s UFOs over New York and I ain’t too surprised” in Nobody Told Me (album postumo Milk and Honey, 1984)
- “Like a UFO you came to me, and blew away life’s misery…” in Out of the Blue (Mind Games).
Secondo chi lo frequentava, dopo quella notte Lennon tornò infinite volte sull’argomento, ossessionato dal significato di ciò che aveva visto.
Il ruolo dei media e la reazione della popolazione
La notizia di un UFO sopra New York, con un’ex rockstar come testimone, fece immediatamente il giro dei giornali e delle radio locali. Per molti lettori fu una curiosità sensazionale, per altri un motivo di scetticismo: l’idea che Lennon potesse essere sotto effetti di sostanze alimentò subito dubbi, anche se lui e Pang insistettero sulla loro sobrietà.
Nella comunità locale, invece, la moltiplicazione delle segnalazioni quella stessa notte generò un misto di eccitazione e inquietudine: se tante persone avevano visto qualcosa, non poteva trattarsi solo di un’illusione. Il fatto che la polizia avesse confermato l’arrivo di molte chiamate diede ulteriore peso all’idea che, almeno tecnicamente, “qualcosa” fosse realmente passato sui cieli di Manhattan.
Nel tempo, il caso è stato ripreso da documentari, podcast, articoli e video, diventando uno degli avvistamenti più citati quando si parla di UFO e celebrità.
Conclusione
Il 23 agosto 1974, secondo le testimonianze dirette di John Lennon e May Pang, un oggetto silenzioso, luminoso e di forma chiaramente non convenzionale ha sorvolato il loro attico a Manhattan, fermandosi, virando e scomparendo a grande velocità. La narrazione ufficiale tende spesso a minimizzare o a spiegare con effetti atmosferici, palloni o aerei, ma nessuna spiegazione ha mai cancellato completamente il dettaglio più inquietante: un oggetto così vicino, così lungo nel cielo, visto contemporaneamente da centinaia di persone in una delle città più controllate al mondo.
È proprio questo il motivo per cui il caso Lennon è diventato un simbolo nella cultura ufologica: non perché un’icona del rock abbia visto “qualcosa”, ma perché quel qualcosa è stato descritto con precisione, documentato pubblicamente e inserito nella sua arte, mentre il mistero della sua natura rimane irrisolto. La frase che Lennon si lasciò scappare quella notte – “Ojalá nos hubiera llevado a los dos” / “Magari ci avesse portato via entrambi” – sintetizza perfettamente perché, oltre cinquant’anni dopo, quel cielo sopra New York continua a fare domande senza risposta